di milano resta la preoccupante nebbia mattutina che lentamente lascia posto al caldo e opaco sole, restano i muretti demoliti della stazione centrale che galleggiano tra aromi di birra, piscio e hashish, restano gli scalini della metro che è a suo modo prevalentemente gratuita, restano le colonne umane sulle scale mobili, di esseri pressanti che si annusano le chiappe a vicenda, restano i sedili scomodi della linea rossa, restano i culi, le tette e tutto il resto di pseudo-modelle o chissà che altro, restano gli schermi al plasma nelle stazioni lungo i binari per non dar modo alle persone di pensare e socializzare, restano i cimiteri di scritte ovunque, resta l'interno dieci con la sua entrata più che signorile e l'ascensore che sa di cera, stretto stretto, dove si ha modo di colloquiare con gli strani inquilini, resta il supermercato lungo e curvilineo dove la commessa del reparto salumi impacchetta l'affettato a caso e dove lo scomparto dei salatini è pressochè introvabile, resta la fermata bande nere, quella cadorna coi suoi treni suburbani verdi e bianchi che paiono fatti per accompagnare i bambini nel paese delle caramelle e dei dolciumi, resta il parco gay in zona triennale che ha come nucleo centrale il buio e fangoso sotto ponte, restano i colori, le storie e le foto di un magnifico basquiat, restano i chekers della mostra che paiono tutti belli sedati tranne una che si agita quasi fosse in cocaina, resta l'ora che indietreggia e nulla dice, restano i turisti che fotografono il duomo quasi totalmente oscurato dalla pubblicità di una banca, resta l'odore di fritto, restano i prezzi impazziti della moretti, dei kinder cereali e dei succhi all'arancia rossa, resta la ricerca di un posto dove mangiare che non sia un fast food, resta il calore e il sudore, il vento e il freddo nei lunghi corridoi sotterranei, restano i jingle che ti pedinano dappertutto, resta l'immagine di un amico riflessa nello specchio, resta il binario dodici.
restavano altre cose, ma sono già scappate via.
probabilmente perse tra i navigli.
on air: "Under The Sun" [Bongzilla]
on picture: the Jean-Michel Basquiat Show








mr kamag fluttua e si sposta bello sciolto tra le strutture ormai ampiamente domate e divenute fedeli complici
il mars si spinge come un pazzo e prende il volo che pare quasi danny way
e bert... bè che dire. calcia il piede dietro per innovare e portare in giro il verbo veleno skateboards